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Piccoli coltivatori

In altre zone, come il Sudamerica, questa coltivazione intensiva non è così diffusa e rimane in mano a piccoli agricoltori.

Nelle loro aziende, producono e raccolgono i frutti della palma su una scala familiare con un minore impatto sull’ambiente.

Queste coltivazioni non creano danni all’ambiente, così come non hanno bisogno di pesticidi o di concimi per far crescere le palme in fretta. Il ritmo è più lento, più pacato, e la produzione dell’olio rispetta pertanto l’ambiente.

Ma come farebbero questi agricoltori a competere con le multinazionali?

Visto che non possono lavorare sul prezzo e sulla quantità, cercano di farlo offrendo un prodotto di qualita migliore. Ottengono quindi certificazioni, come quelle ambientali e quelle biologiche, per un prodotto con gli stessi benefici degli altri. Un alimento biologico non utilizza i pesticidi e concimi. Sebbene i concimi non siano particolarmente utili per gli alberi i pesticidi vengono largamente utilizzati. In queste piantagioni bio invece non sono presenti, per cui non vengono assorbiti dall’olio che, di conseguenza, avrà meno residui. L’assenza dei residui, fa sì che l‘olio prodotto sia migliore dal punto di vista degli agenti tossici come succede con frutta e verdura biologica. Dipende quindi, oltre che dai governi e dai grandi produttori, anche da noi consumatori che lo consumiamo. In ultima analisi: l’olio di palma non è un prodotto nato lo scorso anno, ma una cosa conosciuta da molto tempo. I danni che esso provoca dipendono solo dalle colture intensive delle multinazionali ma, nel mondo esiste anche un olio di palma “buono”.

Ma sempre quello è, ovviamente, ma i danni ambientali si riducono e il prodotto può essere più salutare. In natura l’olio di palma si differenzia infatti dagli altri grassi di origine vegetale da risultare più simile ai lipidi di origine animale, quindi è meglio consumare olio biologico , crudo extravergine di oliva.

 

Aggiornamenti sull’olio di palma

Un recente studio dell’EFSA ha messo in luce che la raffinazione dell’olio di palma produce sostanze potenzialmente cancerogene e tossiche per il nostro organismo.

Proprio a seguito di studi come questo, diverse aziende nel settore alimentare (come ad esempio i prodotti a marchio coop ed altre ancora) hanno deciso di ritirare dal mercato quei prodotti contenenti olio di palma raffinato in quanto ritenuti pericolosi per la salute.

Il pane fatto in casa.

La nostra dieta senza cibo vivo diventa carente delle sostanze nutritive necessarie ad assicurare in ogni periodo dell’anno il corretto equilibrio della nostra flora batterica intestinale e quindi la salute viene messa in pericolo.

Il pane a lievitazione naturale fatto in casa è un alimento sano e sicuro.
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L’olio di palma fa male: effetti su salute e ambiente

olio-di-palma

Olio di palma: proprietà e caratteristiche

L’olio di palma è un grasso di origine vegetale che si ricava dalla spremitura della polpa del frutto della palma da olio. Viene coltivata nelle regioni umide del pianeta, come Indonesia, Malesia ed America Latina ed è presente in moltissimi prodotti alimentari e cosmetici.

Dopo la spremitura, l’olio di palma grezzo viene raffinato con processi industriali per ridurne anche il grado di acidità. Subisce fasi industriali di deodorazione , decolorazione e neutralizzazione che ne fanno perdere le proprietà benefiche. La maggior parte dell’olio di palma si ottiene al giorno d’oggi da una tipologia di palma. La Elaeis guineensis che pur essendo originaria del continente africano è ora molto diffusa in tutto il pianeta.

Perché si usa
Chiunque abbia messo le mani in pasta per preparare una torta se ne sarà reso conto: nella maggior parte delle ricette dei dolci da forno, oltre allo zucchero, è necessario aggiungere una certa quantità di sostanze grasse: olio, burro, a seconda della preparazione. Nel caso dei prodotti da forno, così come nelle creme, i grassi che regalano una miglior struttura e consistenza al prodotto sono i grassi saturi, cioè quelli semisolidi come il burro, molto meno gli oli vegetali, che sono insaturi e liquidi.

grasso di palma

L’olio di palma, pur essendo di origine vegetale, rappresenta un’eccezione, poiché ha una composizione in acidi grassi più simile al burro che agli altri grassi vegetali: è infatti composto essenzialmente da grassi saturi (palmitico, stearico e laurico). Di conseguenza ben si presta, per le sue proprietà chimiche, a sostituirlo nelle preparazioni industriali.

Colesterolo
Se è vero che, a differenza dei grassi di derivazione animale, l’olio di palma non contiene colesterolo, è vero anche che i principali acidi grassi imputati dell’aumento del colesterolo ematico sono proprio quelli saturi, tra cui quello palmitico, il miristico e il laurico, due dei quali sono contenuti nell’olio di palma.

Cosa dice nello specifico la letteratura scientifica?

Da uno dei lavori più recenti, promosso dall’Istituto Mario Negri (e che consiste nella revisione di 51 studi), è emerso come diete ricche di olio di palma e acido stearico possono aumentare il livello di colesterolo totale più di quanto non accada in diete ricche di altri acidi grassi saturi. Allo stesso tempo, non è stata però registrata una variazione significativa sui valori di colesterolo cattivo (il cosiddetto Ldl). Anche se la ricerca sul fronte è ancora aperta.

Olio di palma, cancerogeno o no?
Il 3 maggio 2016 si è pronunciata sulla vexata quaestio anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). E’ stato pubblicato un dossier che conferma i possibili rischi sulla salute connessi ad alcune sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante la raffinazione ad alte temperature (200°) degli oli vegetali, tra cui anche (ma non solo) l’olio di palma.

Stiamo parlando dei contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari. Si tratta dei glicidil esteri degli acidi grassi (Ge), 3-monocloropropandiolo (3-mpcd), 2-monocloropropandiolo (2-mpcd) e relativi esteri degli acidi grassi.

Secondo il parere dell’Efsa queste sostanze «suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età»..
.

Il gruppo di esperti scientifici dell’Efsa sui contaminanti nella catena alimentare (Contam) ha esaminato le informazioni sulla tossicità del glicidolo per valutare il rischio dai Ge, ipotizzando una conversione completa degli esteri in glicidolo dopo l’ingestione. Quest’ultimo è noto per avere potenziali effetti cancerogeni e genotossici; con questo secondo termine si intende la capacità di danneggiare le informazioni genetiche all’interno delle cellule, un fenomeno all’origine di mutazioni che possono degenerare in cancro.

L’Efsa ha messo in relazione il rischio per la salute alle quantità di contaminanti consumate quotidianamente, concentrando soprattutto l’attenzione sui più giovani.

In conclusione, il gruppo di esperti sui contaminanti nella catena alimentare evidenzia che i Ge costituiscono un potenziale problema di salute per tutte le fasce d’età più giovani e mediamente esposte, nonché per i consumatori di tutte le età con esposizione elevata

Negli ultimi anni l’utilizzo nell’industria alimentare dell’olio di palma, ha registrato un vero e proprio boom.

biscotti-olio di palma

In sostituzione di burro e margarina, olio di palma !

Impiegato per conferire gusto, consistenza, friabilità e croccantezza ai più svariati prodotti (da quelli da forno ai biscotti, ai crackers, alle merendine, ai dolci fino ai gelati), questo olio vegetale trova i suoi punti di forza nei bassi costi di produzione, nell’essere insapore, nella versatilità e nella maggior resistenza ai processi ossidativi e di irrancidimento.

Il suo forte limite ai fini della sicurezza alimentare sta però nell’eccessivo contenuto di grassi saturi: in natura l’olio di palma si differenzia infatti dagli altri grassi di origine vegetale per la prevalenza dei grassi saturi su quelli insaturi, tanto da risultare più simile ai lipidi di origine animale.

Recentemente anche il ministero della Salute ha richiesto all’Istituto superiore di sanità un parere tecnico scientifico sull’eventuale tossicità dell’olio di palma come ingrediente alimentare.

Pur evidenziando che ad oggi mancano dati su possibili associazioni tra patologie tumorali e olio di palma, l’indagine lascia poco adito a dubbi nelle sue principali conclusioni, che qui sintetizziamo: «Esiste una vasta letteratura scientifica che da tempo mette in evidenza con certezza l’associazione tra consumo in eccesso di grassi saturi e aumento del rischio di malattie cardio/cerebrovascolari.

L’olio di palma, rispetto a oli ricchi di mono o polinsaturi determina un aumento considerevole di colesterolo totale, LDL, apoB e colesterolo HDL. L’assunzione di acidi grassi in eccesso, molti dei quali ad oggi legati a consumo di olio di palma, può incrementare rischi per la salute della popolazione in generale, ma ancor più di alcune fasce di popolazione più vulnerabili quali bambini, anziani, dislipidemici, obesi, pazienti con pregressi eventi cardiovascolari e ipertesi». Così si è espresso l’Istituto Superiore di Sanità: ora che le indicazioni in etichetta sono finalmente trasparenti e che sapete in che misura realmente l’olio di palma fa male alla salute, resta a voi la scelta se continuare a consumare o meno prodotti che lo contengano .

Merendine e biscotti senza olio di palma Ma come evitare il consumo anche indiretto dell’olio di palma? Evitare l’acquisto di prodotti con ingredienti come grassi vegetali, scegliere prodotti palm oil free o preferire prodotti preparati direttamente in casa a quelli già confezionati .

Effetti sull'ambiente e sulla popolazione.

palmizi

L‘allarme per la distruzione della biodiversità di questi ecosistemi è alto, al posto delle foreste oggi sorgono sempre più piantagioni di palme, poco costose in termini di manutenzione e dalla resa elevatissima rispetto agli altri oli.

La popolazione locale, oltre a perdere il suo millenario habitat, dove era abituata a procurarsi cibo rispettando l’eco-sistema di cui faceva parte, oggi è ridotta in schiavitù. Diventa forza-lavoro senza diritti, sfruttata dalle multinazionali agro-alimentari per lavorare nelle piantagioni di palma da olio in condizioni di sfruttamento.

Effetti sul cambiamento climatico. L’abbattimento di porzioni sempre più ampie di verde aumenta anche la produzione di gas responsabili dell’effetto serra. Le foreste, ricche di ossigeno, sono fondamentali per limitare le sostanze inquinanti nell’aria.

Anche i consumi d’acqua, di fertilizzanti, di pesticidi aumentano per via delle piantagioni di palma da olio.

Lo stesso Governo indonesiano ammette che l’85% delle emissioni di gas serra deriva proprio dal cambiamento dell’uso del suo suolo, ossia dalla deforestazione. Il global warming è dunque in parte riconducibile all’invasione delle piantagioni di palma da olio.

La coltivazione di olio di palma distrugge le foreste asiatiche e contribuisce al cambiamento climatico Tutto questo accade con il beneplacito dei funzionari governativi locali i quali hanno dichiarato le foreste come terra destinata a piantagioni perché “inutilizzata” e “improduttiva“.

Queste sono zone che da secoli appartengono a piccoli agricoltori e a popoli indigeni che coltivano riso e legumi, raccolgo frutta selvatica, piante medicinali e materiale da costruzione, coesistendo con la Natura in modo pacifico .

Ma le coltivazioni intensive industriali sono tutto un altro discorso perche' impiegano tonnellate di diserbanti e pesticidi .

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